Chi fa i compiti?

credito

Nell’arco di queste 12 settimane di vacanze, che si snodano lente e pigre sotto il solleone mentre le scuole si chiudono e rimangono nella pace di un’ombra silenziosa, le spalle dei genitori si caricano di un nuovo, oneroso fardello: i compiti a casa. E tale fardello è reso ancor più pesante se si accompagna al dubbio amletico: i figli vanno aiutati?

Personalmente, sono convinta di no: l’autonomia è un processo lungo e faticoso, che va di pari passo con il senso di responsabilità, e lo studio rientra in questo processo. Anzi, forse è l’unico campo di battaglia dove ai nostri figli sia richiesta la fatica. Evitargliela è controproducente.

Non ho studiato tutta la letteratura scientifica e tutto il web, ma se date un occhio sembrerebbe che anche la maggior parte degli addetti ai lavori sia d’accordo sul non aiuto.

Snocciolo un po’ di dati:

  • secondo uno studio della Varkey Foundation (https://www.varkeyfoundation.org) , con il 25% dei genitori che aiuta i propri figli nei compiti per almeno 7 ore alla settimana, in ambito UE l’Italia è al primo posto nella classifica dei genitori/professori/studenti (da un articolo di Caterina Pasolini, pubblicato il 9/3/2018 su Repubblica)
  • Gustavo Pietropolli Charmet, nel suo interessante libro “Non è colpa delle mamme” dedica ai compiti un intero capitolo, dove tratteggia un ritratto talvolta al limite del paradossale di quei genitori, principalmente le madri, che si fanno totalmente carico della scuola dei figli, arrivando così a deresponsabilizzare del tutto i giovani studenti nei confronti della scuola. Cioè, l’obiettivo diametralmente opposto al raggiungimento dell’autonomia…
  • Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva presso l’Università di Milano, definisce “genitori-spazzaneve” quelli che più che sostenere il figlio standogli di fianco, gli si piazzano davanti, sostituendosi a lui
  • Daniele Novara – pedagogista e fondatore di CCP (Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti, www.cppp.it) – sottolinea il rischio che la presenza costante e continua dei genitori a fianco di chi studia possa impedire ai ragazzi di misurarsi effettivamente e costruttivamente con la necessità di mettersi alla prova.

 

Potrei andare avanti per post e post, ma perché quanto scritto finora possa essere utile per chi legge, nel prossimo post (ci vorrà qualche giorno…) vedremo alcune possibili risposte, su cui ciascun genitore può riflettere per trarne le proprie conclusioni e il proprio comportamento.

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