Bibliografia

Il cervello
delle donne

Brizendine Louann

 

 

Questo non è un libro strettamente connesso all’adolescenza, anzi, sul cervello degli adolescenti c’è un unico capitolo (intitolato appunto “Il cervello dell’adolescente”), affiancato da un altro intitolato “Il cervello materno”. Ma la peculiarità del testo, che consiglio veramente a tutti, non sta tanto nel suo essere uno strumento per i ruoli educativi, quanto nel fatto che:

• aiuta, in modo semplice ma scientificamente valido, a essere consapevoli delle caratteristiche e unicità del sesso femminile

• quindi, diventa un prezioso strumento per capire, o provare a capire, come poter affrontare l’altro sesso, sia dal punto di vista della coppia (e qui è davvero grandioso!) sia dal punto di vista del figlio maschio.

Credo si posa definire un testo di divulgazione scientifica, ma è una lettura tutt’altro che difficile: profondo ma divertente, si gusta dall’inizio alla fine. Una valida esperienza per entrambi i sessi, di qualunque età.

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Il figlio
di sua madre

Vèronique Moraldi

 

 

Ahimé, da non leggere. O meglio, da leggere se ci si identifica in frasi come queste “È vero che ogni volta che nasce un maschio, un futuro uomo, una madre sente di aver compiuto la propria missione….
La madre, attraverso il fallo di suo figlio, ha l’impressione di poter entrare nel mondo e lasciare i fornelli!”

Io ci ho riflettuto, su queste frasi, ma direi che anzi, semmai provo il contrario…
Siccome però ragioniamo e sentiamo in modo diverso, forse per molte madri questa lettura può avere un ruolo consolatorio.
Ci sono alcuni spunti degni di riflessione ma sono piuttosto scontati, quasi ormai dei luoghi comuni.

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Cosa resta
del padre

Massimo Recalcati

 

 

Decisamente un libro difficile, quindi non per tutti.
Interessante ma, per chi ha delle buone conoscenze in materia, non particolarmente originale.
La domanda di fondo è: cosa rimane del Padre, se Dio è morto? In psicanalisi, infatti, il Padre rappresenta Dio, quindi la Legge, quindi la castrazione, l’interdizione all’incesto e al godimento infinito e indefinito con la Cosa Materna. Si comincia su questa strada e si prosegue, tra Freud, Lancan e molto altro elevato pensiero.
Forse troppo elevato, per un genitore comune. Ma per chi ha tempo, voglia e strumenti necessari per la comprensione del testo, una lettura che male non fa.

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Non è colpa
delle mamme

Gustavo Pietropolli Charmet

 

 

Ha già quasi 15 anni, questo libro di Gustavo Pietropolli Charmet, ma l’ho riletto per la seconda volta e per la seconda volta l’ho trovato molto utile. Risulta di piacevole e facile lettura e fornisce in modo delicato ma molto efficace alcuni spunti fondamentali per districarsi nelle ansie e negli stupori contro cui vanno a sbattere le madri (il testo è infatti dedicato a loro) durante l’adolescenza dei figli, maschi o femmine che siano.

Gli atteggiamenti tipici dell’adolescenza, quali le bugie, i segreti con il branco, la noia, vengono descritti attraverso l’esemplificazione di casi trattati realmente e propongono a chi legge un punto di vista che può facilmente essere anche il nostro e ci aiuta a trasformare quelli che ci sembrano problemi enormi e solo nostri in momenti fisiologici che non devono spaventarci troppo.

Le madri talvolta reagiscono in maniera scomposta e scoordinata; madri che sono spesso sole, o perché separate o divorziate, o perché molte volte dei padri non restano neanche i “rimasugli”. Madri che, soprattutto, tendono a valutare il complesso del proprio lavoro educativo dall’esito dell’adolescenza e quindi sovraccaricano in modo particolare questo periodo della vita dei loro figli.

Un periodo di cruciale importanza, perché porta alla crescita e al distacco, a quella che Charmet chiama “individuazione: un processo lungo e doloroso, come un secondo parto, sia per le madri sia per i figli. Essere consapevoli che tale processo esiste è già un autorimedio, e le parole esperte e pacate dell’autore aiutano a districare e a lenire.

Un discorso a parte merita, soprattutto in questo periodo dell’anno, il capitolo sui compiti. Dieci paginette che piombano come una mannaia sulle migliori intenzioni di buona parte delle madri. Trovate dieci minuti per leggere almeno queste!

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Crescere figli maschi

Steve Biddulph

 

 

Che maschi e femmine siano diversi lo sappiamo tutti, ma forse non pensiamo mai a quanto lo possano essere da un punto di vista educativo. Per questo nel nostro blog abbiamo dedicato un corner particolare ai genitori di figli maschi, pensando soprattutto alle madri.

Ed è il motivo per cui, ben prima di noi, questo autore australiano ha pensato di differenziare i suoi testi pedagogici, suddividendoli per genere.

Il limite di questo agile manuale è forse il fatto di essere focalizzato su una realtà geografica, e quindi culturale, diversa dalla nostra, soprattutto per quanto riguarda la scuola. Però il libro si legge bene lo stesso e offre utilissimi spunti di riflessione.

Per esempio: vi siete mai chiesti quali sono gli ormoni coinvolti nell’adolescenza maschile e in quella femminile? E vi siete mai chiesti quale sia la differenza di comportamenti che si vengono a determinare?

O ancora: le madri di oggi, “che fanno parte di una generazione resa consapevole dello sciovinismo maschile e dell’uguaglianza dei diritti” se da una parte cercano di crescere un uomo rispettoso delle donne, dall’altra però soffrono se lo vedono respinto dalla parte femminile della società. In questo senso, si trovano a inseguire un equilibrio educativo faticosissimo.

Alla fine di ogni capitolo, tutti brevi per non richiedere una concentrazione eccessiva al lettore, Biddulph riepiloga per punti quanto detto e alleggerisce sempre le sue spiegazioni con delle vignette.

Per questo la lettura si fa leggera e piacevole e ci consente di assorbire considerazioni importanti senza rendercene conto.

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I no che aiutano
a crescere

Asha Phillips

 

 

Questo libro è ormai un classico. A partire dal titolo, che da solo esprime l’essenza del messaggio che queste pagine (e insieme a loro almeno buona parte della pedagogia!) trasmettono. E cioè che è più facile dire di sì che dire di no, come ogni genitore impara presto sulla propria pelle. Che le regole sono fondamentali sin da quando i bambini sono piccoli, per evitare la figura, oggi sempre più diffusa, del bambino imperatore. Il quale diventerà, un domani sin troppo vicino, un adolescente-imperatore.

Per questo il libro dedica un capitolo diverso a fasce d’età diverse, in epoche diverse della crescita:

  • dalla nascita ai 2 anni,
  • dai 2 ai 5 anni
  • dai 5 ai 10 anni
  • l’adolescenza.

Saper dire di no significa dare ai nostri figli un rimando di realtà, insegnare loro che mai, in nessun momento della vita e per nessuno di noi, tutto è sempre possibile. Significa dunque aiutarli a crescere, a introiettare l’importanza delle regole e, contemporaneamente, la necessità di trasgredirle, quando per loro diventa imprescindibile farlo. Allora diventerà consequenziale confrontarsi anche con la gestione del conflitto, altro versante con cui l’adolescenza ci costringe a misurarci.

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GRANDI UOMINI, PICCOLI PADRI

Maurizio Quilici

 

 

“Per lui bisogna creare un ambiente tranquillo, allegro, comodo. A lui bisogna dare da mangiare, bisogna lavarlo, vestirlo… bisogna amarlo… bisogna nutrire ed educare gli innumerevoli figli che procrea, con cui però si annoia e non ha tempo di stare”.
A pronunciare queste parole è Sofia, la moglie di Tolstoj, in una delle tante pagine dei suoi Diari in cui racconta la sua sofferenza, come moglie e come madre. Sì, anche come madre perché suo marito, al pari di altri grandi uomini che appartengono al patrimonio culturale dell’umanità, era totalmente, o quasi totalmente, incapace di farsi carico del suo ruolo genitoriale.
Questo libro è un po’ un infiltrato qui dentro, perché non è strettamente connesso con l’attività educativa, quindi non è di particolare aiuto nella nostra fatica quotidiana di ordinari genitori.
Però è una piacevolissima lettura, in cui l’autore tratteggia, con pennellate rapide e decise, il profilo paterno di alcuni tra i più grandi geni della nostra storia: Galileo, Rousseau, Manzoni, Tolstoj, Einstein e Chaplin. Tutti padri disastrosi. Forse quello che colpisce di più e Rousseau, in quanto “padre” anche della moderna pedagogia: lo sapevate che ha avuto cinque figli, tutti e cinque abbandonati subito dopo la nascita all’Ospizio dei Trovatelli e mai più rivisti?
Anche il capitolo su Einstein, più vicino a noi nel tempo e quindi meglio conosciuto, è molto istruttivo e quasi divertente, se la sua totale incapacità di andare oltre una certa profondità e un certo coinvolgimento emotivo non avesse devastato i figli.
L’autore suggerisce che “il genio per essere tale deve possedere una straordinaria capacità di concentrazione, che va di pari passo con l’abilità di astrarsi da problemi contingenti… Molti geni non hanno avuto figli ma quelli che sono stati padri lo sono stati in modo distratto, quando non del tutto assente”. Di fatto, come abbiamo più volte accennato in questo blog, figli a cui è mancata una dimensione affettiva soddisfacente non faranno che riproporre tale lacuna ai propri, di figli, perché “ognuno di noi impara quello che vive”. E così è stato per i figli dei suddetti personaggi.

Il testo si chiude con un sondaggio “fatto in casa” dall’autore, sulla domanda “Meglio un genio o un padre?”. Non vi riveliamo l’esito, per
non spoilerare il finale…

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