Se la donna esce dal nido

La prima donna laureata nel mondo risale al 1678: era una nobile veneta e rappresentava senz’altro un’eccezione se, ancora nel 1804, nel codice civile promulgato in Francia da Napoleone, si legge che “Le persone prive di diritti giuridici sono i minori, le donne sposate e i ritardati mentali“. Di fatto, solo dal 1874 le donne in Italia possono accedere a licei e università, anche se la loro iscrizione non viene di certo incoraggiata. Nel 1900, su 33 milioni di abitanti in Italia, le universitarie sono 250. Se Franca Viola, a 17 anni,  è la prima donna siciliana che rifiuta il matrimonio riparatore da parte di chi l’ha violentata, l’istituto di questo tipo di unione obbligatoria, insieme al delitto d’onore, nel nostro Paese vengono abrogati nel 1981.

Il percorso femminile extra domestico, quello cioè che porta le donne fuori dal nido, verso l’emancipazione civile ed economica e quindi verso la libertà e l’autonomia, soprattutto negli ultimi cento anni è stato una marcia a tappe forzate, che ha portato il genere femminile a lasciarsi alle spalle posizioni millenarie di inferiorità e dipendenza, per aprirsi a nuovi e stimolanti orizzonti.

Gli uomini, invece, sono rimasti fermi di fronte all’inesorabile avanzata delle donne, che comporta un’evidente erosione dei privilegi maschili.

Abbiamo voluto sottolineare rapidamente questo percorso contemporaneo ma inverso della donna che si allontana sempre di più da casa e dell’uomo che invece tende ad avvicinarvisi come mai aveva fatto, perché ha un forte impatto sulla coppia e quindi sui ruoli genitoriali.  L’educazione  e la cultura prevalenti nel mondo occidentale hanno imposto modelli di riferimento maschili, che l’uomo fa fatica ad abbandonare. Spesso il maschio adulto è preda di “desideri regressivi”, cioè non si rassegna a perdere quell’accudimento e quella dedizione femminili cui da millenni era abituato.

Le considerazioni di carattere strettamente educativo, che sono quelle che qui ci premono, sono due:

– in un prossimo futuro, è probabile che saranno sempre meno le donne che decideranno di occuparsi della famiglia. Quali saranno dunque le compagne dei nostri figli? E di quali compagni avranno bisogno le nostre figlie, in questa inedita complementarietà di coppia ?

– Che tipo di padre sarà il giovane adulto quando avrà dei figli? Quali e quante  incombenze educative, che una volta appartenevano alle madri, spetteranno ora a lui?

Dalle situazione che si determineranno in questa nuova comunità familiare, cresceranno figli che avranno caratteristiche differenti rispetto alle generazioni passate. E, inevitabilmente, anche il loro apporto al vivere sociale e civile sarà differente.

Per adesso possiamo solo stare a guardare dove porteranno questi cambiamenti. Che sono già ampiamente in corso, come dimostrano le sempre più nutrite schiere di papà che si appriopriano con soddisfazione del ruolo di care giver principale. A volte, cedendo del tutto il posto fuori casa a una moglie/compagna  più determinata o più fortunata professionalmente. E, se possiamo dare credito ai social,  in molte occasioni senza recriminazioni!

Il corner delle ragazze

Eccoci qua, noi “ragazze”. In una foto non pensata per essere pubblicata, ma scattata nell’intimità di un giorno di festa, il mio compleanno. Io sono la mamma, l’altra è la mia unica figlia femmina, che è andata a convivere con il suo fidanzato, come racconta nei due post seguenti. Ho pensato che fosse un buon feed back, soprattutto per noi madri di figli maschi e suocere, che le compagne di oggi raccontino come vivono la loro coppia con i nostri ex figli.

Inizio con lei perché fa il mio stesso mestiere, quindi scrivere le viene spontaneo, e perché è la scelta più comoda e semplice. Ma a noi del blog piacerebbe molto ricevere le impressioni delle ragazze là fuori: come vivete con i nostri pargoli?

Aspettiamo fiduciosi…

Uomini, le regole “maschie” alla convivenza

Uomini, le regole "maschie" alla convivenza

 

Mi sono sempre chiesta quale fosse il discrimine tra uomini e donne. Perché questi fatichino tanto a comprendere l’ovvio. Mamma mi ha risposto: “Cara, leggi Il Cervello delle Donne e non tentare l’impossibile. Non è cattiveria, la loro, sono fatti così”. Male, mi vien da dire ogni volta che raccatto per casa tazze vuote e bicchieri appiccicaticci. Calze, scarpe e giacche lasciate a morire sul divano: “Tanto domani mattina me la rinfilo”. È mai possibile che, trentatreenne, il mio fidanzato ancora non abbia capito che quel che si usa si rimette a posto? Che la sala non è un armadio e la lavastoviglie, per funzionare, ha bisogno di essere riempita? È il karma, penso a volte, ricordandomi ragazzina disordinata che ero.  E quando la sera, con le borse della spesa, apro la porta di casa e lo trovo lì, tra tazzine e playstation, con la roba che ho stirato ancora ordinatamente impilata sul tavolo ci provo: “Non ti è venuto in mente, in ventiquattro ore, di mettere via qualcosa?”. “Ma non me l’hai mica detto. Altrimenti l’avrei fatto. L’altra sera, ad esempio, la spazzatura l’ho buttata”, mi risponde candidamente. Come se, in fondo, tutto quel di cui avesse bisogno fosse un ordine e un applauso. “Tira l’acqua, bambino”. Clap, clap.

C. C.