Un post alle carezze

Più che un post, questo è una sorta di post scriptum al nostro ultimo articolo, quello intitolato “Coccole & Carezze”, dove abbiamo sottolineato l’importanza delle cure prossimali e la loro semplicità e spontaneità di attuazione. Abbiamo anche accennato al fatto che la mancanza di affettività veicolata dal contatto fisico crea sofferenza e deprivazione soprattutto nei maschi.

E sempre restando in ambito maschile, riteniamo necessario fare un distinguo, legato all’età: se fino ai 5-6 anni il contatto fisico con i genitori è fondamentale per creare un legame sicuro, che rappresenta la base della solidità affettiva di un individuo, intorno agli 8-9 anni e senz’altro sulla soglia della pubertà, un eccessivo contatto fisico diventa, invece, controproducente. Perché, se messo in atto soprattutto tra la madre e il figlio maschio, può creare situazioni di disagio e di imbarazzo. Inoltre comunica, in modo indiretto ma chiaro, i pericolosi messaggi «Non puoi stare solo, «Non sei capace di gestire in autonomia la tranquillità e l’abbandono del dormire» e in ultima analisi trasmette il disvalore «Da solo non ce la fai».

Pensiamo semplicemente al fatto di dividere il lettone la sera, per addormentarsi più facilmente, o magari la domenica mattina, per perdere tempo insieme o per leggere una storia. Chi di noi non ha, almeno qualche volta, coccolato, ninnato, sbaciucchiato, abbracciato il proprio piccolo ometto nel letto matrimoniale, o magari in trasferta nel suo letto?

Ma, e qui veniamo al punto, ai ragazzini intorno all’età il contatto fisico può causare turbamenti ed erezioni involontarie ma che inducono confusione e imbarazzo.

Anche nel contatto fisico con i nostri figli c’è dunque, come in tutte le cose, un tempo e un luogo, oltre i quali è indicato e preferibile non andare. Non sarà necessario bandire il contatto fisico, ma solo ritarare la modalità di veicolarlo.

Non è che questa sensibilità non valga anche per i contatti dei padri con le figlie femmine anzi, ma le mamme sono più portate, rispetto ai padri, ad avere un rapporto fusionale con il proprio bambino. Ed è proprio questa «fusionalità» che, a un certo punto della crescita dei nostri figli, deve trasformarsi in altro.

 

Coccole & carezze

L’ultimo post pubblicato in questo blog riguarda il manolescent che, come dice la parola stessa e come conferma la letteratura, è maschio e fa più fatica, rispetto alle coetanee, ad accogliere e ad accettare l’adultità, con tutto ciò che ne consegue.

Considerato poi che l’adolescente non nasce con l’adolescenza, ma è il risultato di un percorso che inizia con il bambino piccolo, possiamo chiederci quali strategie dobbiamo mettere in atto noi genitori (e in particolare noi mamme, biologicamente preposte alla nutrizione e quindi all’accudimento) sin dalla prima infanzia per sostenere e incoraggiare i nostri figli verso l’empatia e l’assunzione di responsabilità.

Dal momento della nascita possiamo, per esempio, dedicarci a quelle che vengono definite le “cure prossimali”, cioè l’allattamento al seno e, in generale, il contatto fisico, fatto di coccole e carezze. È stato infatti dimostrato che i bambini che vengono accuditi con un contatto fisico intenso diventano adulti più abili e più disponibili alle relazioni sociali. Non è un caso, infatti, che anche gli animali lecchino i propri cuccioli e, come fanno per esempio i canguri, li tengano a stretto contatto: per i piccoli di molte specie, infatti, la base sicura è la mamma. Grazie a questi atti, le aree del cervello preposte alla cognizione sociale vengono attivate e, se stimolate in modo continuo e regolare, aumentano di volume e vanno a incidere sui comportamenti e le emozioni: ansia, stress e paura si riducono, l’umore migliora, cresce la fiducia negli altri.

Una modalità “educativa” semplice e bellissima.

Al contrario, bambini accuditi con un contatto fisico ridotto allo stretto indispensabile, riprodurranno da adulti queste stesse modalità, e via così in una catena infinita di persone sempre meno capaci di stabilire relazioni sociali soddisfacenti.

Gli studi scientifici condotti in questo campo dimostrano che sono soprattutto i maschi a essere più vulnerabili rispetto alle femmine, quando si tratta della deprivazione di cure prossimali. Il tema si può estendere anche a un campo contiguo molto più è difficile e delicato, ma se avete tempo e voglia vi consigliamo la lettura di un libro intitolato Dal dolore alla violenza. Le origine traumatiche dell’aggressività, di F. de Zulueta, Raffaello Cortina Editore, 1993.

Senza entrare nel merito di una questione che ci porterebbe inevitabilmente alla devianza, di cui noi non ci occupiamo, direi che possiamo fermarci a questo semplice assunto: tante più coccole e carezze faremo ai nostri figli quando sono piccolissimi, tanto più contribuiremo a farne degli adulti sereni e sicuri di sé…