Una genitorialità gender free

Abbiamo già sfiorato i due temi che portano a questo post, cioè l’importanza delle cure prossimali e l’attuale tendenza alla flessibilità dei ruoli genitoriali. Oggi infatti i compiti che fino a pochi decenni fa erano graniticamente attribuiti a madri e padri e non potevano essere interscambiabili sono sottoposti a una certa fluidità, complice la trasformazione in atto della famiglia e, soprattutto, del ruolo della donna nella società. Come abbiamo già visto, negli ultimi 100 anni la donna ha iniziato un percorso che la porta decisamente al di fuori delle mura domestiche. Questo lascia sempre più libero quello spazio che prima le madri occupavano nell’educazione quotidiana dei figli.

Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia sono circa 200 mila le coppie con figli dove a lavorare è la donna, mentre l’uomo è disoccupato. Se prendersi cura dei propri bambini solo se costretti, causa perdita del lavoro, può non essere una libera scelta, c’è però un numero sempre più grande di padri che rivendica il diritto a condividere lo spazio di cura e di accudimento con le proprie compagne. Mantenendo il proprio ruolo di padre, senza bisogno di inventare quei neologismi di genere, di solito piuttosto svilenti.

“Non sono un ‘mammo’”, spiega in un bell’articolo Federico Vercellino (http://alleyoop.ilsole24ore.com/2016/02/17/non-sono-un-mammo/), che rivendica la necessità di cambiare la visione mainstream del maschio, sdoganando il padre di cura.

Padri che chiedono, in altre parole, di farla finita con il loro ruolo di breadwinner, cioè di essere solo quelli che devono portare a casa la pagnotta, e vogliono una condivisione più ampia della genitorialità, indipendentemente dal fatto di essere separati o meno. In questo senso, la richiesta di strumenti per una possibilità di accudimento che sia gender free si fa sempre più pressante anche nel nostro Paese, che è tra i più indietro nell’Unione Europea, per esempio per quanto riguarda il congedo di paternità.

E sull’onda di questa trasformazione che sta investendo la famiglia tradizionale occidentale, la Gran Bretagna è ancora una volta all’avanguardia (incredibile come un’isola sappia intercettare e guidare per prima le tendenze, facendole diventare realtà!).

Al Norland College, che da oltre un secolo sforna le tate più richieste del mondo, da poco si sono diplomati i primi manny (il neologismo di cui sopra, l’incontro tra man e nanny): si tratta di due 21enni, Liam e Harry, che hanno conseguito il prestigioso diploma insieme a decine di giovani donne. La direttrice del college, Janet Rose, spiega che sempre più maschi chiedono di intraprendere questa remunerativa professione, anche perché il percorso didattico, adattandosi ai tempi, prevede che gli studenti si cimentino anche con le arti marziali, il controterrorismo e quanto può servire a reagire in condizioni di pericolo, per essere in grado di salvare i facoltosi rampolli che andranno ad accudire.

Io ho cresciuto tre rampolli senza nanny o manny, però posso dire che ogni volta che vedevo il loro padre spingere con affetto la carrozzina, ripensavo a mio papà che, circa 30 anni prima, diceva “Ah no, per un uomo è sminuente andare in giro con la carrozzina”, o che si rifiutava di andare in farmacia a comperare gli assorbenti per mia madre.

Il maschio sta cambiando. È già cambiato.

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